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Ha rivoluzionato il mercato della musica (e si appresta ad invadere quello dei film), è entrato a far parte delle abitudini di milioni di persone, è diventato il più famoso gadget tecnologico del terzo millennio. E l’iPod di Apple, cinque anni appena compiuti, si è guadagnato un posto nelle scuole e nelle università: non solo per ascoltare canzoni, ma anche come aiuto all’insegnamento. La parola magica è «Podcast», da iPod e broadcast: si tratta di una specie di trasmissione radio, che si può ascoltare sull’iPod, su un lettore di «file» audiodigitali, ma anche sui cellulari dell’ultima generazione. Un po’ come fosse la versione audio del blog, ma con il vantaggio di poter essere scaricata da Internet (tecnicamente è un file Mp3) e riprodotta quando si vuole, anche offline o in auto. E’ possibile, naturalmente, scegliere se seguire la trasmissione per intero o saltare le parti meno interessanti. A un Podcast ci si può iscrivere, ossia scegliere di scaricare automaticamente i «file» man mano che vengono resi disponibili online per rimanere aggiornati senza dover controllare ogni volta il sito. Parola dell’anno I primi Podcast sono nati nel 2001, ma solo un paio di anni più tardi hanno cominciato a diffondersi. Nel 2004, grazie ad un articolo del «Guardian», il termine è diventato di uso comune, e lo scorso anno è stato dichiarato «parola dell’anno» dal New Oxford Dictionary. In Italia, oggi, si contano quasi 600 Podcast: molte emittenti radiofoniche hanno il loro, ma anche personaggi politici, dello spettacolo, giornalisti e tanti appassionati. Scuole e università lo usano soprattutto per registrare le lezioni e diffonderle via Web, anche se c’è chi ne ha elaborato usi più creativi, inserendolo a pieno diritto nel processo educativo. Così diventano una forma di didattica telematica e allo stesso tempo un modo semplice di avvicinare i giovanissimi al computer. Esistono, infatti, scuole che i Podcast non solo li ascoltano, ma li producono. Per gli alunni della Crosshall Junior School, non lontano da Londra, hanno sostituito il compito in classe: se, ad esempio, si studia il clima nei vari Paesi del mondo, si imparano i nomi delle capitali, si approfondiscono i vari termini per descrivere la forza del vento o il moto del mare, e alla fine tutte le nozioni confluiscono nella realizzazione di una sorta di bollettino meteo, che i bambini (tra i sei e i 10 anni) registrano lavorando in gruppi di due, ciascuno con un computer portatile. Il risultato è un perfetto Podcast, completo perfino di sigla musicale. Anche a Torino c’è chi lo ha adottato come strumento didattico: Alberto Pian, insegnante all’Istituto di Istruzione superiore «Bodoni Paravia», è uno dei pionieri e ha scritto un manuale per spiegare un Podcast (si richiede su www.e-didateca.it). Basta un computer e qualche microfono - o uno degli iPod più recenti, capaci di registrare - e il resto è fantasia. Non sono richieste grandi conoscenze tecniche, non esistono vincoli di durata e la spesa è irrilevante. News dai licei Così è nata, nel settembre 2005, RadioTony-Didanext, e poi altri Podcast nelle scuole di tutta Italia. Ad esempio il Centro Risorse Territoriale Ragazzi del Fiume, coordinato da Antonella Brugnoli, pubblica il «Ragazzi del Fiume» per insegnare ai bambini il friulano e lo sloveno, ma anche inglese, tedesco, spagnolo. Il Liceo Scientifico Enrico Fermi di Ragusa, invece, distribuisce via podcasting trasmissioni sulla vita del liceo, come news nazionali e internazionali. Numerose anche le università che offrono Podcast: tra le altre, quelle di Salerno, di Bergamo, Firenze, Pisa, oltre a conservatori e istituti di educazione musicale, come quello di Fermo, nelle Marche, tra i primi ad adottare il Podcast in Italia. L’interesse di Apple Inventato quasi per caso, unendo due tecnologie assai diffuse (i «file» Mp3 e i «feed» Rss), il podcast ha subito attirato l’interesse di Apple, che lo ha integrato in iTunes, il software di gestione e riproduzione di contenuti audio e video progettato per l’iPod. Il programma è distribuito gratuitamente e utilizzabile su tutti i computer per cercare e scaricare Podcast in Rete: basta inserire una parola e si ha una lista delle trasmissioni che trattano l’argomento, ma si può anche scegliere di navigare tra le varie sezione e sottoscrivere quelle più interessanti. Arriva il Videocast La prossima sfida è la multimedialità: oggi è possibile integrare immagini e filmati per creare un mezzo di comunicazione che non guarda più come modello alla radio, ma alla tv. Il Videocast non è solo la logica evoluzione del Podcast: è realizzato come un ipertesto, con link e rimandi, e può includere documenti da leggere e stampare, recuperando un rapporto organico con la parola scritta, che altrimenti sarebbe andato perduto. Se era questa la paura degli insegnanti, adesso anche quelli più diffidenti non hanno scuse: è ora di accendere il pc e dare il via alle trasmissioni. I Blog, nati come diari in Rete, sono ormai utilizzati per gli scopi più disparati, e si sono ritagliati uno spazio anche nella didattica. Su www.edidablog.it docenti, studenti e genitori hanno iniziato a provare la piattaforma fornita dal ministero della Pubblica Istruzione per creare il proprio blog. Ogni docente che fa richiesta alla redazione, infatti, può aprire uno o più blog e invitare studenti, genitori, colleghi a inviare commenti. Allo stesso indirizzo gli insegnanti hanno anche la possibilità di produrre e scaricare contenuti didattici audio e video con il computer per riascoltarli e vederli su iPod o su altri pc. Fonte: La Stampa [Leggi l'articolo completo]
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