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Un po’ radio libera e un po’ blog, nel giro di pochi mesi i podcast si sono affermati come nuovo strumento di comunicazione dell’era Internet. Se in Italia il fenomeno è ancora in una fase di lancio, negli Stati Uniti vanta già numeri considerevoli. Un business che attira aziende e investimenti e porta con sé la nascita di nuove figure. PODCAST PROFESSIONALI: le figure emergenti e chi fa cosa. VITA DA PODCASTER: la storia di Lostpod di PIETRO SCARNERA Tutto è iniziato nel giugno 2005, quando la Apple computer ha integrato nel suo Itunes music store una directory dedicata ai podcast. Quella parolina di tre lettere, "pod", si è rivelata ancora una volta magica: dopo neanche un anno e mezzo il podcasting è un fenomeno in piena crescita e il suo successo non accenna ad arrestarsi. Un successo che porta con sé nuovi investimenti, nuove società e nuove figure professionali. Di che cosa si tratta? I podcast non sono altro che trasmissioni audio (ma sempre più spesso anche video) in formato mp3 che si possono scaricare gratuitamente sul proprio computer e soprattutto sul proprio lettore mp3. I podcast si basano sulla tecnologia Rss (Really simple syndication), che permette in pratica di abbonarsi al programma e di ricevere automaticamente le nuove puntate messe on line. Il vantaggio è chiaro: per la prima volta i contenuti presenti su Internet non sono più fruibili solo sul computer, ma diventano "trasportabili": in treno, in un’auto in coda, in una sala d’aspetto. Nel giro di poco tempo i podcast italiani si sono moltiplicati. Il sito www.audiocast.it, che monitora la situazione del fenomeno in Italia, ne conta più di 600, e di questi sono 250 quelli costantemente aggiornati. Fra le trasmissioni più popolari ci sono i podcast di Radio Deejay, quelli di Radio Rai e di Repubblica. Ma la ricchezza della nuova tecnologia sta nella miriade di podcast amatoriali disponibili in rete. Il fenomeno è così recente che non esistono ancora ricerche specifiche, ma per capirne le dimensioni bastano poche cifre. Il podcast di "Viva Radio 2", la trasmissione di Fiorello e Marco Baldini, è arrivato a contare 300.000 download durante la scorsa stagione. All’altro estremo, anche una trasmissione amatoriale come Lostpod, dedicato al telefilm cult "Lost", riesce a raggiungere 1.500 persone. In Italia il podcasting è comunque in una fase di lancio, ma se guardiamo a quello che succede negli Stati Uniti ci si rende subito conto che i podcast a stelle e strisce sono la vera novità della comunicazione via Internet. "A giugno 2006 erano ascoltati dal 6% degli americani – spiega Gianluca Grechi, fondatore di MyLcast (vedi www.mylcast.com), azienda con sede a San Francisco che si occupa della creazione di podcast per aziende e privati – una cifra che si traduce in 9 milioni di utenti (studio Forrester). Per il 2010 le previsioni sono impressionanti: gli ascoltatori arriveranno a 45 milioni, addirittura a 75 secondo altre stime (studio Bridge Ratings)". Tutto questo ha attirato l’attenzione di aziende e pubblicitari. Ci troviamo di fronte a un mezzo di comunicazione capace di raggiungere quel pubblico che sempre più spesso sfugge ai media generalisti, un pubblico soprattutto giovane, che non guarda la tv e legge poco i giornali, ma comunica su Internet. I podcast sono in grado di creare delle "comunità virtuali" di persone accomunate da una passione e offrono ad aziende e pubblicità un target ben preciso, con caratteristiche definite. Ma non è solo la pubblicità a trasformare i podcast in un business. "Negli Usa stanno nascendo ditte specializzate nella creazione di podcast su commissione – continua Gianluca Grechi – piccole imprese specializzate nella produzione di trasmissioni con cui le aziende comunicano sia all’esterno, promuovendosi fra i clienti, sia all’interno, aggiornando i propri dipendenti. Alcune ditte hanno addirittura fornito un Ipod a tutti gli impiegati". Fonte: Kataweb [Leggi l'articolo completo]
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